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Si alla “scorta” di Marjuana per uso personale-Studio Legale Gelsomina Cimino

 

La recente sentenza della Corte Suprema di Cassazione 29798/2017 interviene a cassare la sentenza della Corte d’appello di Napoli la quale, ritenuta la penale responsabilità art. 73 D.P.R 309/1990 (ossia produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti o psicotrope), aveva condannato l’imputato alla reclusione di otto mesi ed euro mille di multa, poiché trovato in possesso di 21 confezioni di sostanza stupefacente tipo marijuana, risultata del peso di gr. 25,7 e contenente principio attivo dal quale erano ricavabili n. 75.5 dosi medie giornaliere, oltre che due bussolotti, contenenti eroina e cobret; nel contempo, aveva assolto l’imputato dalla finalità di spaccio, in ordine al possesso di altre sostanze, pur ritenute “droghe pesanti” poiché dalla Corte territoriale ritenute ad uso esclusivamente personale.
Conclusione che non ha convinto la difesa dell’imputato, così come i supremi giudici i quali sono giunti a ritenere che la Corte d’Appello abbia dato valore al quantitativo di droga (nettamente superiore alle dosi medie singole di cui è consentita la detenzione per uso personale) e alle modalità sospette di confezionamento in dosi nonché alla diversa tipologia di sostanze detenute dall’imputato non tenendo conto dello status di tossicodipendente dell’imputato, come già certificato dal SERT che ne aveva attestato la natura di consumatore abituale.
Secondo la Cassazione infatti, la dipendenza cd. multifilo documentata dalla certificazione del Sert giustifica la “scorta” effettuata dall’imputato recatosi nelle piazze di spaccio napoletane ben lontane dal luogo di residenza sito nell’avellinese e, d’altro canto, la circostanza che le dosi fossero confezionate, non può, essa sola, denotare una diversa finalità del possesso, non potendo d’altronde ritenere, sulla base delle risultanze processuali, che le dosi fossero state successivamente confezionate dallo stesso imputato, convincendo, piuttosto la tesi difensiva per cui lo stupefacente viene già venduto in dosi.
Appare evidente come la sentenza in esame tenga – a torto o a ragione- in considerazione l’ormai consolidato principio di diritto secondo il quale per potere pervenire ad una prognosi sfavorevole all’imputato, appare necessario che anche le modalità di presentazione e le altre circostanze dell’azione congiurino in senso di escludere convincentemente una destinazione a fini di consumo strettamente personale.
@Produzione Riservata
Studio Legale Gelsomina Cimino
www.studiolegalecimino.eu

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