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Il Diritto di Accesso del Socio-Studio Legale Gelsomina Cimino

Con due recenti pronunce conformi del 28.11.2016 e del 27.02.2017, il Tribunale di Milano, Sezione specializzata in materia di imprese, interviene sulla materia dell’accesso e del controllo esercitabile dai soci non amministratori sull’attività societaria e sul contrapposto diritto dell’azienda a tutelare le informazioni riservate, il know how, nonché i dati personali dei clienti e fornitori.
Il tema appare senza dubbio alquanto delicato e merita di essere esaminato con attenzione al fine di individuare i criteri guida da seguire per il migliore contemperamento delle esigenze di tutte le parti coinvolte e per il rispetto delle prescrizioni inderogabili previste dalla normativa di settore.
A mente dell’art. 2476, secondo comma, c.c., introdotto dalla riforma operata con il D.L.gs 2003 n. 6, i soci che non partecipano all’amministrazione, hanno diritto di informazione sullo svolgimento degli affari societari e di consultare, anche tramite professionisti di fiducia, i libri sociali e i documenti concernenti l’attività amministrativa.
Tale previsione assicura di certo un valido strumento di controllo e di autotutela, esercitabile dai soci non direttamente coinvolti nell’organo gestorio mediante l’accesso a tutta la documentazione concernente l’amministrazione della società, ovvero libro giornale, libro inventari, registri ecc..
Tuttavia, proprio al fine di evitare abusi ed errate applicazioni del diritto, sovente l’autorità giudiziaria è chiamata ad individuare il corretto bilanciamento tra i contrapposti diritti di consultazione e di tutela dei dati strettamente legati all’attività sociale, suscettibili di essere manipolati per fini estranei alla buona gestione aziendale.
E proprio sulla scorta di tale esigenza, il Tribunale delle Imprese di Milano nel procedimento n. R.G. 6980/2017 ha ritenuto di esaminare le pretese delle parti alla luce del principio di buona fede, escludendo il diritto di accesso del socio – il quale aveva svolto l’attività di agente ed era interessato ad assumere analoghi incarichi presso aziende concorrenti – in forza di non pretestuose esigenze di riservatezza della società convenuta.
Ebbene ad avviso di chi scrive, sebbene le valutazioni di ogni vicenda presentino sempre differenze sostanziali significative, con le statuizioni in commento il Tribunale lombardo ha senza dubbio richiamato criteri di giudizio generali idonei ad essere opportunamente applicati anche in altri giudizi, ragione per cui sarebbe auspicabile l’introduzione già a livello statutario delle regole e dei limiti sull’accesso e sul controllo dell’attività sociale.
Ciò consentirebbe senza dubbio di rendere edotte le parti convolte circa i poteri di intervento e di verifica legalmente consentiti, di prevenire più efficacemente gli abusi, nonché di fornire in ipotesi di controversia, adeguata assistenza legale e corretta prognosi sui possibili esiti del giudizio.

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