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ASSEGNO DIVORZILE NEGATO

ASSEGNO DIVORZILE NEGATO

Il Tribunale di Palermo, in una causa patrocinata dall’Avvocato Gelsomina CIMINO ha confermato l’orientamento della Cassazione, opportunamente richiamato dalla parte ricorrente, per cui è stato ritenuto insussistente il diritto all’attribuzione dell’assegno divorzile.

Il Tribunale infatti, dopo aver dato atto delle opposte reazioni succedutesi alla rivoluzionaria sentenza n. 11504/2017 della I sez. civ della Corte di Cassazione (nota come sentenza Grilli): di plauso per un verdetto che cancellava una visione del matrimonio come “rendita di posizione” e la preoccupazione per una sottovalutazione dell’apporto del coniuge economicamente più debole alla vita familiare, ha fatto propri gli insegnamenti delle Sezioni Unite, laddove con la sentenza n. 18287 del 11.07.2018, è stato sottolineato come all’assegno di divorzio deve essere attribuita una funzione assistenziale e, nello stesso tempo, compensativa e perequativa. Una funzione che discende direttamente dalla declinazione costituzionale del principio di solidarietà e che trova concretezza in un confronto delle condizioni economico-patrimoniali dei due coniugi. Il riconoscimento dell’apporto deve tenere conto non solo del raggiungimento di un grado di autonomia economica tale da permettere l’autosufficienza, sulla base di un parametro astratto, ma deve in concreto permettere un livello di reddito adeguato. Adeguatezza che non è più però al tenore di vita antecedente la rottura del legame matrimoniale, ma al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, tenendo conto poi delle aspettative economiche e professionali eventualmente sacrificate, in ragione dell’età del richiedente e della durata del matrimonio. Lo squilibrio che viene a crearsi per effetto del divorzio e che l’assegno deve in qualche modo contribuire a eliminare, o almeno a ridurre, non va cioè considerato in astratto e senza attenzione alle ragioni che l’hanno prodotto.

In conclusione, il Tribunale palermitano ha escluso il diritto all’assegno divorzile, in considerazione del fatto che pur sussistendo astrattamente una (rilevante) sproporzione tra le posizioni economico-patrimoniali delle parti, l’ex coniuge richiedente sembra avere i mezzi per condurre una vita autonoma e non abbia contribuito in maniera significativa alla formazione del patrimonio familiare o dell’altro coniuge.

La disparità dunque non dipende dalle scelte di vita fatte dai coniugi durante il matrimonio, bensì da una scelta personale del coniuge richiedente.

@Produzione Riservata – Studio Legale Cimino

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